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Pensiero musicale, come studiare e come impostare il principiante. - Il Pianoforte e la Didattica

DIDATTICA PIANISTICA e MUSICALE
Antonietta Cappelli
Didattica Pianistica e Musicale
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Pensiero musicale, come studiare e come impostare il principiante.

Le sfide didattiche

Perché suonare uno strumento fa bene a tutte le età:
la storia di Agata e la scienza della musica
La musica ha un potere straordinario: modella la mente, stimola l'intelligenza e accompagna la crescita. Per capire quanto profondo sia questo impatto, voglio raccontarvi una storia che ha trovato spazio anche sulle pagine della stampa locale (Il Mattino di Padova, 19 GIUGNO 2018).
Ho conosciuto Agata quando frequentava la scuola dell'infanzia, durante i miei corsi di propedeutica musicale e avviamento al pianoforte. Fin da subito si è dimostrata una bambina sensibile, dotata e – come spesso accade ai piccoli più talentuosi – fin troppo modesta riguardo alle sue capacità.
Oggi Agata ha una spiccata predisposizione per le materie scientifiche. Non è un caso: lo studio della musica e del pianoforte ha potenziato e favorito le sue facoltà matematiche. Anche se dal 2019 ha interrotto le lezioni, le basi cognitive ed emotive costruite insieme restano un patrimonio indelebile. Se un giorno deciderà di riprendere in mano lo strumento, lo farà con estrema naturalezza.
Le mani eseguono, la mente guida: cosa succede al cervello quando suoniamo?
Spesso si pensa che suonare sia solo una questione di "agilità di dita". In realtà, le mani non sanno pensare: alla base di ogni singola nota c'è una mente che progetta.
Ogni volta che ci si siede al pianoforte, il sistema nervoso si attiva compiendo tre passaggi chiave in frazioni di secondo:
  1. Trasmissione degli impulsi elettrici.
  2. Ricezione e rielaborazione degli stimoli interni ed esterni.
  3. Programmazione ed esecuzione della risposta motoria.
Un allenamento cerebrale a 360°
Suonare uno strumento attiva la motricità fine, ovvero il controllo preciso della coordinazione oculo-manuale e dei muscoli di mani, polsi e braccia.
Prova a immaginare lo sforzo neuro-motorio: gli occhi leggono lo spartito, il cervello decodifica la scrittura musicale in tempo reale e contemporaneamente coordina le dita, il polso, il braccio, la spalla... e persino i piedi sui pedali. È un esercizio totale, un vero e proprio "super-allenamento" per il cervello.
Non è mai troppo presto, non è mai troppo tardi
Il cervello umano possiede una straordinaria plasticità, ma reagisce in modo diverso a seconda dell'età:
  • Nei primi 3 anni di vita: Il cervello è come una spugna. Questo è il periodo d'oro per assorbire il linguaggio musicale in modo naturale e sviluppare le attitudini future.
  • In età adulta: L'apprendimento diventa fisiologicamente più lento, ma rimane assolutamente possibile ed efficace. I benefici cognitivi sono immediati a qualsiasi età.
Musica come terapia e prevenzione
I benefici della musica vanno ben oltre l'educazione e l'intrattenimento. Numerosi studi medici dimostrano che l'ascolto di autori come Mozart e Vivaldi, unito allo studio del pianoforte, ha un impatto concreto nel rallentare il declino cognitivo in patologie come l'Alzheimer.
Come spiega efficacemente il neurochirurgo Dott. Montinaro:
"La musica, il suono, il corpo e l’odore rappresentano strumenti di comunicazione estremamente efficaci ed arcaici. Attraverso essi è possibile entrare in contatto con l’altro in maniera più istintuale, perché non è necessaria un’elaborazione dei contenuti a livello corticale".
Che sia per stimolare la crescita di un bambino o per mantenere la mente giovane e attiva, la musica è la scelta migliore che si possa fare per il proprio benessere.

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Come si studia il pianoforte?
Guida pratica per alunni e genitori
Una delle prime domande che alunni e genitori mi pongono quando iniziano le lezioni è: “Quanto tempo bisogna dedicare allo strumento?” seguito subito da “Come devo studiare a casa?” e “Cosa devo fare di preciso?”.
Spesso, se uno studente non studia, non è per mancanza di buona volontà, ma perché una volta seduto al pianoforte non sa come procedere. Il compito di un buon insegnante è proprio questo: dare una mappa chiara e un metodo di studio efficace, che permetta di organizzare il lavoro e ottimizzare il tempo.
Ecco una guida pratica per trasformare lo studio a casa in un momento produttivo e stimolante.
🕒 I tempi dello studio e l'importanza delle pause
Il tempo da dedicare allo strumento varia in base al livello, ma la regola d'oro è la qualità, non solo la quantità:
  • Principianti: Non dovrebbero superare un’ora al giorno.
  • Livello intermedio e avanzato: Sarà necessario dedicare almeno 2 ore al giorno, che diventeranno poi 3, 4 o 5 a seconda dei traguardi da raggiungere.
Il consiglio del Maestro: la pausa attiva
Rimanere seduti troppo a lungo irrigidisce il corpo e stanca la mente. Dopo ogni ora di studio, è fondamentale alzarsi!
Consiglio sempre un piccolo esercizio di svago e coordinazione, perfetto da fare anche con una pallina da tennis (da soli, in due o in tre):
  • Lancia la pallina in alto (sempre più in alto) con la mano destra e afferrala con la sinistra, poi inverti.
  • Lancia con la destra e afferra con la sinistra facendola passare dietro la schiena, poi inverti.
Questo gioco sgranchisce gambe e braccia, allena la coordinazione oculo-manuale e rinfresca la mente. Dopo una ventina di minuti di svago e una sana merenda, si è pronti a tornare allo strumento con energia rinnovata.
Come affrontare un nuovo brano: i 5 passi fondamentali
A casa, l'obiettivo principale è ripetere e consolidare il lavoro fatto a lezione con l'insegnante. Per non dimenticare nulla, tenere un bel quaderno degli appunti è un aiuto prezioso.
Quando ti trovi davanti a uno spartito nuovo, non iniziare subito a suonare. Segui questo metodo:
1. Osserva attentamente (Sullo spartito c'è scritto tutto!)
Prima di toccare i tasti, guarda il brano. Lo studio del solfeggio serve proprio a questo: a decodificare la pagina. Controlla l'armatura di chiave, il tempo, le note, le legature, le dinamiche (i piani e i forti), gli staccati e gli accenti.
2. Dividi il brano in frasi
Non studiare mai il pezzo dall’inizio alla fine tutto d'un fiato. Dividilo in piccole frasi musicali: è un lavoro meticoloso che ti farà risparmiare moltissimo tempo.
3. Mani separate e diteggiatura
Inizia a studiare una frase alla volta a mani separate. Presta la massima attenzione alla diteggiatura (i numeri delle dita indicati sullo spartito) e fissala bene nella mente e nei muscoli. Parti lentamente, per poi aumentare la velocità solo quando ti senti sicuro.
4. Unisci le mani
Solo quando la singola frase è fluida sia con la mano destra che con la sinistra, unisci le mani. Procedi così, frase dopo frase, fino alla fine del brano.
5. Ascolta l'armonia
Dai molta importanza all'armonia del brano. Capire la struttura e gli accordi ti aiuterà moltissimo a comprendere a fondo ciò che stai suonando e favorirà l'esecuzione a memoria.
Cosa fare quando un passaggio è difficile e si sbaglia sempre?
A tutto c'è rimedio! Se continui a sbagliare lo stesso punto, fermati: l'importante è capire dove si sbaglia e perché.
Gli errori più comuni di solito dipendono da:
  • Una diteggiatura scorretta o non mantenuta fissa.
  • Un movimento sbagliato del braccio o del polso.
  • Una cattiva impostazione della mano.
  • Un blocco emotivo o paura di quel passaggio (che spesso significa: "non ho capito bene cosa devo fare").
Il segreto per risolvere i passaggi difficili? I piccoli passi. Prendi il punto critico ed eseguilo a piccoli blocchi: solo 2 o 3 note per volta, alla velocità stabilita. Controlla i movimenti, verifica le dita, respira e ripeti.
E se l'allievo non riesce a capire l'errore da solo? Niente paura: a lezione il Maestro sarà lì apposta per aiutarti a sbloccarlo.
Buon divertimento e buono studio!




Chi è il "principiante" al pianoforte e come si muovono i primi passi?
Nel mondo della musica, la parola principiante indica chi è agli inizi dell’apprendimento di una tecnica artistica. Al pianoforte, questa fase coincide generalmente con il primo anno di studio, ma può estendersi anche a due o tre anni, a seconda delle attitudini e dei tempi di reazione di ogni allievo.
Nel vecchio ordinamento dei Conservatori questo primo anno veniva chiamato, non a caso, "Preparatorio": la preparazione a un percorso di apprendimento lungo, affascinante e impegnativo. Oggi il sistema è cambiato, e i vecchi Conservatori fanno parte dell’AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica), il comparto di istruzione superiore che dal 1999 fa capo al Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR).
Indipendentemente dal nome, il primo anno resta il momento più delicato di tutti, perché pone le basi dell’intero percorso di studi.
Teoria o pratica? Come iniziare nel modo giusto
Quando un allievo si siede al pianoforte per la prima volta, si presenta subito un dilemma: è giusto partire immediatamente con la teoria, spiegando il pentagramma, le note e le durate delle pause?
La risposta è no, o almeno non da soli. Prima di passare alla teoria pura, il principiante deve familiarizzare con lo strumento e con i suoni. Nelle primissime fasi, il lavoro ideale si concentra su:
  • Ascolto passivo e attivo per sviluppare l'orecchio.
  • Lavoro sul ritmo e semplici melodie da suonare inizialmente con un dito alla volta.
  • Consapevolezza corporea: movimenti di abduzione e adduzione di braccia e polsi, impostazione della mano e articolazione delle dita.
  • Osservazione attenta dei movimenti dell'insegnante.
La teoria deve sempre camminare di pari passo con la pratica. Per farlo, esistono testi eccellenti: per i ragazzi e gli adulti consiglio il primo volume del "Metodo Russo" originale (completo e graduale, ed. Sikorski), mentre per i più piccoli (dai 4 anni in su) è perfetto il metodo russo suddiviso in volumi dell'edizione Lemoine. Fin da subito, l'attenzione deve essere focalizzata sulla postura, sul tocco e sull'assimilazione dei movimenti corretti.
Il ruolo del Maestro: una didattica a 360°
In questa fase iniziale, il ruolo dell'insegnante è cruciale: dal suo approccio dipenderà il coinvolgimento e l'amore dell'allievo per la musica.
Le lezioni non possono essere noiose o ripetitive, ma devono essere ricche e varie. Ritmica, lettura delle note, ascolto e tecnica devono fondersi in un tutt'uno. Lo studio di un brano va affrontato a 360°: l'allievo deve capire fin da subito che il solfeggio, il canto, la storia della musica, l'analisi e l'armonia non sono materie distanti e separate, ma elementi vivi che servono a comprendere e suonare meglio il brano stesso.
I pilastri della didattica: Elena Gnesina e "L'ABC del Pianoforte"
Per ottenere una tecnica solida e un suono espressivo, lo sguardo va rivolto ai grandi maestri della scuola russa.
Focus: Chi era Elena Fabianovna Gnesina?
Elena Gnesina (1874–1967) è stata una formidabile compositrice e didatta russa, figlia d'arte (la madre era un'eccellente cantante e pianista). Nel 1895 fondò a Mosca, insieme alle sorelle Evgenia e Maria, una scuola di musica privata che nel 1926 divenne il celebre Gnesin State Musical College, attivo ancora oggi.
Tra le sue mura hanno studiato talenti leggendari come Lev Oborin e il compositore Aram Khachaturian. Per i suoi immensi meriti didattici, Elena Gnesina ricevette i massimi riconoscimenti statali, tra cui due Ordini di Lenin.
La sua opera "L'ABC del Pianoforte" è un capolavoro dedicato alla didattica di base che consiglio caldamente.
Nel video che trovate infondo alla pagina, cerco di mostrarvi come lavorare su questo testo (anche se la resa video non è mai come una spiegazione dal vivo!).

Come ricercare "la voce" dello strumento
L'attacco al tasto e la cura del suono sono i segreti per ottenere risultati straordinari. Non dobbiamo mai stancarci di cercare un suono che sia bello, rotondo, limpido o vivace. Per farlo, dobbiamo usare l'anatomia: il suono non nasce solo dalle dita, ma parte dalla spalla e poi usa tutto il corpo. Mettendo in moto questa serie di leve muscolari, si ottiene un suono unico e ricco di sfumature.
Abituare i principianti ad ascoltarsi e a cercare "la voce" del proprio pianoforte porta a risultati incredibili. I bambini, se guidati con il giusto approccio, lo fanno con naturalezza, vivendo questa ricerca come un bellissimo gioco.

La regola d'oro del didatta: È compito dell'insegnante motivare l'allievo e guidarlo passo dopo passo. L'amore per la musica e per la pratica quotidiana siamo noi, con la nostra passione, a trasmetterlo. Buon lavoro e buon viaggio nel mondo della musica!


"I suoni ci circondano e noi siamo essenza sonora"
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