La Pedagogia Musicale - Il Pianoforte e la Didattica

ANTONIETTA CAPPELLI
DIDATTICA PIANISTICA E MUSICALE
Il Pianoforte e la Didattica
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La Pedagogia Musicale

Didattica

Il termine Pedagogia è una parola antichissima, di origine greca, composta da paidos (bambino) e ago (guidare, accompagnare...).
Nell'antica Grecia il pedagogo era uno schiavo che si prendeva cura del bambino e lo accompagnava a scuola. Successivamente, in epoca romana, gli fu concesso di insegnare, al bambino, la lingua greca. Con il passar degli anni si arrivò a riferirsi al "paedagogum" come all'insegnante, l'educatore.
Socrate e Platone sono stati degli attenti educatori. Il primo convinto che il sapere intrinseco (credeva che l'anima esistesse prima del corpo) porti alla conoscenza mediante una serie di domande che stimolano le risposte e il secondo che basa il suo metodo istruttivo su basi più teoriche che portano alla riflessione.
Non mancano nel corso dell storia personaggi illustri che si sono dedicati al come trasmettere il sapere, in tutte le epoche. Risale al Medioevo il primo trattato didattico per bambini scritto da Raimondo Lullo (1235-1315) che si preoccupava di "indottrinare" un bravo cristiano (da buon missionario). Lullo affermò che la lingua madre dovesse essere insegnata prima della lingua latina e le altre lingue impartite solo da insegnanti madrelingua.
Per tutto il Medioevo la cultura è stata nelle mani della Chiesa. Con la caduta dell'impero romano e l'imporrsi dell'Umanesimo, il sapere è attinto direttamente dai testi antichi, non sacri. Si rimanda agli studia humanitatis: grammatica, retorica e dialettica. Si ritorna agli ideali classici.  Le Università hanno il compito di formare professionisti che servono il bene comune e la patria. Quest'ottica educativa permarrà fino al XVII secolo.
E' dal XVIII secolo che il bambino e la sua educazione divengono il fulcro dell'educazione e di una ricerca dei mezzi per poter insegnare.
J.J. Rousseaux teorizza che "l'uomo per natura è buono" e pertanto le variabili che arrivano dal mondo esterno lo portano a sbagliare. Ne deriva che il bambino dovrà essere educato estraniandolo dal mondo circostante. Della stessa idea fu I. Kant che sosteneva il fatto che l'educazione dev'essere svolta senza che l'allievo avesse contatti con l'esterno perchè solo così avrebbe potuto cambiare in meglio la società.
Apro una parentesi. La Musica come arte prende forma proprio durante il periodo illuminista: è proprio grazie alle querelles (dispute che mettevano a confronto il melodramma italiano con quello francese) che si delinea come arte a sè. L'abate francese Raguenet, nel 1702, si recò in Italia per conoscere meglio il melodramma italiano e arrivò alla conclusione che le opere italiane sono più povere letteralmente rispetto a quelle francesi ma, i melodrammi italiani sono di gran lunga più musicali. Da qui ne derivò un duro ttacco nel 1704 dei sostenitori di Lully e dell'opera francese. Sta di fatto che da questo momento in poi si parla di Musica e di poesia non più come binomio ma come arti proprie.
Mario Fubini afferma che nell'800 il musicista non si propone di instaurare un rapporto Maestro - allievo nel senso tradizionale ma, di avere confronti con l'infanzia e quindi un compito edificante ed estetico. Pertanto si passa da una visione settecentesca che concepiva la musica come mezzo attraverso il quale formare il musicista in vista di una futura professione, a una visione ottocentesca che  il musicista romantico rivolgersi al bambino usando un suo linguaggio e si preoccupa che abbia capito.
Sul finire dell'800 e primi decenni del 900 si delinea la consapevolezza di legare le necessità pedagociche a lle caratteristiche significative (cognitive, relazionali, emozionali...) mettendo in relazione al contesto socio-economico e familiare in cui vive il fanciullo.
Simon e Binet abbandonarono la teoria secondo la quale il cranio (forma e grandezza) sia determinante per calibrare l'intelligenza ed elaborarono dei quiz per poterla misurare, quindi valutarne la capacità.
Ivan Pavlov sperimenta il primo approccio comportamentista: esperienze ripetute, fondate sull'associazione stimolo-risposta, costruiscono lunghe catene di condizionamenti  e quindi apprendimenti di nuovi compo.
Nel campo dell'apprendimento pegogico musicale il costruttivismo si riscontra soprattutto nella pratica strumentale. In effetti, ancora oggi, quando si parla di insegnamento della Musica si pensa sempre agli strumenti musicali. Sappiamo bene che alla base del "suonare" vi sono molti  parametri da tener presente e infatti se andiamo a visionare i nuovi "Conservatori" (AFAM) presentano una progettazione curricolare differente dal Vecchio ordinamento (precedente al 1999).
Durante i primi anni del 1900 si fecero strada diversi studiosi (cito i più noti):
Émile Jaques-Dalcroze (1865-1950)  corpo e movimento. approccio educativo alla musica, danza ed educazione fisica;
Edgar Willems (1890-1978);
Zoltán Kodály (1882-1967)importanza del repertorio folklorico;
Carl Orff (1895-1982);
Laura Bassi;
Shinichi Suzuki (1898-1998);
Edwin E. Gordon (1927-2015).

Il metodo Dalcroze si basa sul corpo e sul movimento, riunendo in un unico approccio educativo musica, danza ed educazione fisica. Nel metodo Kodály assume molta importanza il repertorio folklorico, prediligendo all'interno di questo le filastrocche e le canzoni per l'infanzia. Si basa, inoltre, su una serie di tecniche funzionali a un apprendimento semplice ed efficace dei codici notazionali. La fonomimica è fondamentale, in cui ogni nota è associata a un gesto della mano, così come lo è la solmisazione: introdotta da Guido d'Arezzo (intorno all'anno 1000) che consiste nell'intonazione delle note senza considerare la tonalità assoluta. L'educazione ritmica è basata sulla sonorizzazione verbale delle figure e delle cellule ritmiche con una serie di sillabe ("ta", "ti"...).
Il metodo Willems si basa essenzialmente sullo sviluppo dell'orecchio musicale e del senso ritmico. Non vi sono tecniche specifiche ma ricco di riflessioni pedagogiche. L'Orff-Schulwerk presta attenzione agli strumenti musicali, proposti inventandone uno strumentario didattico specifico con il quale è possibile proporre esperienze di musica d'insieme, soprattutto utilizzando la scala pentatonica, e soprattutto a misura di bambino. Essenzialmente rivolto alla didattica degli strumenti musicali veri e propri, è il metodo Suzuki: basato soprattutto sull'ascolto, sull'imitazione e sull'insegnamento collettivo. La pratica strumentale è anteposta all'apprendimento teorico.
Tali metodologie sono "datate" ma sempre utili e attuabili, tenendo conto che dopo tanti anni dalla loro sperimentazione necessitano di aggiustamenti e aggiornamenti.

Il metodo Gordon è essenzialmente basato sull'ascolto e successivaamente sulla pratica, quest'ultima conseguenza di un'assimilazione curata e costruita passo dopo passo. E' uno di quelli maggiormente utilizzati per l'educazione musicale dei più piccoli, anche perchè non necessita di figure "esperte".
Il Prof. Gordon tiene conto delle fasi di crescita di ogni individuo e fa partire l'educazione dal concepimento, non dalla nascita. Gordon conia il termine "Audition" vale a dire la capacità di ascolto conseguente alla fase assimilativa che è misurabile con test appositamente creati.
Tale metodo, come afferma giustamente Carlo Del Frati, non tiene conto dei suoni assimilati durante la routine giornaliera di tutti noi. Leggendo gli studi di Gordon, molto interessanti e di facile aattuazione, si ha subito la percezione che manchi il tassello: viviamo sempre più immersi in stimoli sonori varii e differenti. Non è una variabile trascurabile perchè "il vissuto" è importante e forma la persona.

Mio punto di vista:
L'educazione musicale deve tener conto di tante variabili e non può basarsi solo su una metodologia specifica. Ogni studioso, in base al contesto socio/culturale in cui è vissuto, ha attuato delle metodologie che hanno dato risultati sorprendenti. Ma, il metodo non è del tutto trasferibile perchè chi lo "inventa" tiene conto delle variabili che chi eredita fa diventare "regole fisse". Consiglio a me e a tutti di prestre attenzione proprio alle variabili e di adattare il percorso al soggetto (lezione frontale uno a uno) oppure alla classe  cui si propone.

STUDIO INTERESSANTE



Propongo un video che è stato oggetto di discussione della mia prova orale al Concorso per il ruolo nella scuola secondaria.




quadri sonanti
Notazione (funzione)
"I suoni ci circondano e noi siamo essenza sonora"
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