Studio op.10 n.1 di F. Chopin: come studiarlo - Il Pianoforte

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Studio op.10 n.1 di F. Chopin: come studiarlo

Tecnica pianistica



Questo studio presenta una mano sinistra molto semplice, direi elementare e una mano destra molto difficile e a tratti scomoda. Gli arpeggi che si susseguono devono essere legati e omogenei. La tecnica utilizzata è quella "a ruota", molto utilizzata da Chopin e che garantisce di suonare più note legate, anche se l'estensione della mano è limitata ad un'ottava. In effetti, usando questo tipo di tecnica, le dita funzionano come dei "raggi" di una ruota e il polso si muove lateralmente (movimenti di adduzione e abduzione), garantendo la rotazione del polso. Tengo a precisare che, come voleva Chopin, ci si deve aiutare anche con la rotazione del braccio. Egli stesso affermava che quando si suona non ci si può limitare ad usare il polso (come volevano i didatti della "vecchia scuola") ma si deve usare anche la rotazione del braccio che per eseguire questo studio è utilissima.

Per capire come funziona questo tipo di tecnica consiglio di suonare la mano destra lentamente, in modo tale da assimilare il movimento e appena capito il movimento si studi una battuta per volta a mani unite almeno a 100 la semiminima. Quando si sappia eseguire correttamente tutto lo studio a questa velocità si passi a velocizzarlo per arrivare ad una velocità minima di 132 la semiminima. Questo è uno studio che deve essere eseguito molto velocemente, come segnato da Chopin a 176 la semiminima (una velocità pazzesca!).
Lo studio per battute darà sicuramente ottimi risultati. Si studi da subito a memoria. Per raggiungere una buona velocità d'esecuzione si deve tenere la mano destra molto leggera: appesantire gli arpeggi porterebbe a rallentare il pezzo e a creare un muro di velocità. In pratica non si deve spingere con il braccio ma bisogna lasciare libere le dita di muoversi, cercando eliminare più tensioni possibili.

Curiosità:
Chopin non voleva essere uguale a nessuno, tant'è vero che pochissime volte ha suonato in pubblico brani non suoi. Allo stesso modo volle fondare una nuova scuola pianistica, bandendo "gli acrobati" e la tecnica sfrenata per lasciar spazio alla musicalità e alla naturalezza della linea melodica. egli stesso scrive: "
sottopongo a coloro che imparano l'arte di suonare il pianoforte delle idee pratiche molto semplici che l'esperienza mi ha dimostrato essere realmente utili. Si sono tentati molti mezzi inutili e fasidiosi per imparare a suonare il pianoforte, mezzi che non hanno nulla in comune con lo studio di questo strumento. Come se si imparasse a camminare sulla testa per fare una passeggiata ... non si sa più suonare la musica propriamente detta e il  genere di difficoltà che si pratica non è quello della buona musica, la musica dei grandi maestri.  una difficoltà astratta, un nuovo genere di acrobazia."
(tratto da "Chopin racconta Chopin" di Piero Rattalino)


Il pianista polacco, arrivato a Parigi per realizzare la sua carriera (e così fu), conobbe i più grandi artisti dell'epoca e tra questi Kalbrenner. quest'ultimo, invitato a casa sua Chopin, dopo averlo sentito suonare gli disse senza tanti giri di parole che non aveva scuola e che doveva studiare tanto per raggiungere una tecnica più ferrea e pertanto gli propose di seguirlo per 3 anni. Chopin rifiutò l'offerta del grande didatta (pur stimandolo e dimostrandogli la sua amicizia) e proseguì da solo il cammino, desideroso di fondare un suo metodo che sperimentò con i suoi allievi (per lo più donne, da lui adorate).
Chopin non aveva un suono "pieno"; le sue dita erano lunghe e sottili ... e fisicamente molto esile. Non amava suonare in grandi sale (per fortuna! i microfoni non esistevano ancora) e non amava suonare in pubblico. Tutta la musica che ci ha lasciato dimostra la sua sensibilità e la capacità di rendere i suoi brani "trasparenti", vale a dire che suonati attentamente si sente ogni singola emozione che lui provava durante la composizione e richiama alla mente le immagini che lui voleva musicare.
 

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