Le "Favole" Musicali - Il Pianoforte

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Propedeutica

Propongo alcune Favole musicali molto apprezzate dai bambini.
A differenza di una favola descritta da un libro, oltre alle immagini, una favola musicale rievoca personaggi e situazioni usando i suoni.
Anche l'opera può diventare una favola.
A scuola ,dopo aver ascoltato la trama e presentato i personaggi, ci divertiamo ad allestire delle "baby rappresentazioni".
Cliccate sulla foto di Papa Vojtyla, sentirete un brano carico di emozioni: Dies Irae
di Mozart (dal Requiem).
Quando i bambini ascoltano questo tipo di musica, istintivamente si abbracciano perchè l'emozione è talmente forte che provoca paura. l'amalgama della musica con le voci, regala emozioni forti.
La musica cantata è molto più immediata di quella strumentale, per questo i bambini la preferiscono.









IL CARNEVALE DEGLI ANIMALI
di Camille Saint- Saens.




Saint-Saens

*
Compositore, pianista e organista francese, nacque a Parigi nel 1835 e morì ad Algeri nel 1921.
* Debuttò come pianista all'età di dieci anni.
* Fu molto attivo come concertista d'organo e pianoforte.
* Viaggiò a lungo in Oriente e in Africa.
* La sua musica, ispirata alla tradizione classica, è elengante e precisa nei dettagli e nella forma.

L'opera più conosciuta di Saint- Saens è "Il carnevale degli animali". Fu composto nel 1886 in occasione di una festa di carnevale tra amici musicisti. L'autore ne proibì la pubblicazione prima della morte perchè considerava questo lavoro un semplice divertimento ad uso famigliare e amichevole.

L'esecuzione è affidata ad un piccolo gruppo di strumenti:

Due pianoforti
Due violini
una viola
un violoncello
un contrabbasso
Un flauto traverso e un ottavino
Un clarinetto
Una celesta
Uno xilofono


La composizione è formata da 13 brani che descrivono in modo ironico le caratteristiche di alcuni animali e alcuni personaggi: i pianisti e i critici musicali. Alcuni temi musicali non sono suoi ma provengono da brani di altri musicisti come il celebre can can di Offenbach (rallentato di molto nel brano "Tartarughe"), La danza delle Silfidi di Berlioz (nell'Elefante), La Canzonetta di Mozart, Au clair de lune (melodia popolare francese) e un'aria tratta dal barbiere di Siviglia (in Fossili).

I brani sono i seguenti:

Introduzione e Marcia Reale del Leone.
  Il Carnevale degli animali inizia con una breve parte introduttiva affidata agli archi e ai pianoforti.
La funzione dell’introduzione è di preparare l’ascoltatore all'ascolto.Un ritmo di marcia, scandito dai due pianoforti, annuncia l’arrivo del re della foresta. Ritmo molto marcato e solenne, che ne evidenzia il carattere e la superiorità nei confronti degli altri animali.
Il tema musicale è proposto prima dagli archi all’unisono (violini, viola, violoncello e contrabbasso) e i due pianoforti scandiscono il ritmo di marcia; dopo, il tema passa ai pianoforti, accompagnati dagli archi. Durante il brano il leone fa sentire più volte il suo ruggito.

Galli e Galline.
 Pianoforti, violini, viola e clarinetto imitano il verso di questi animali molto bene.

Emioni.
 Gli emioni sono dei cavalli selvatici che galoppano nelle prateria dell’Asia. Il compositore rappresenta la loro corsa sfrenata con scale velocissime eseguite all’unisono dai due pianoforti.

Tartarughe.
  Per rappresentare questi animali lentissimi, Saint Saëns utilizza il tema di un celebre balletto: il Can Can di Jacques Offenbach. Le povere tartarughe, non riescono a danzare così velocemente. L’unica soluzione è di adattare il ritmo alle loro possibilità. Gli archi, accompagnati dai pianoforti eseguono un Can Can un po’ speciale…a misura di tartarughe!

Elefante.
  L’elefante, interpretato dal contrabbasso, si esibisce in un valzer accompagnato dal pianoforte. Molto interessante è la scelta di una celebre melodia di Hector Berlioz intitolata “la danza delle silfidi”.
Le silfidi sono figure mitologiche leggiadre ed eteree: Saint Saëns utilizza il loro tema per rendere ancora più evidente il contrasto tra la leggerezza della danza e la pesantezza dell’animale che la interpreta.

Canguri.
 I due pianoforti si alternano eseguendo a turno la melodia saltellante che rappresenta il movimento più caratteristico dei canguri. Per accentuare l’effetto del salto Saint Saëns fa precedere ogni accordo da una “acciaccatura”.

Acquario.
  Il flauto traverso, la celesta e gli archi eseguono una dolce melodia accompagnata dagli arpeggi dei pianoforti che rappresentano il movimento dell’acqua. Spettacolare è l’effetto delle bollicine d’acqua, rappresentato dalla celesta

Personaggi dalle orecchie lunghe.
 I due violini si alternano nell’imitazione del raglio straziante degli asini.

Il cuc\'f9 nel bosco.
  Una dolce melodia, eseguita dai pianoforti, rappresenta l’atmosfera del bosco. Ogni tanto si ascolta il "cucù" ricreato dal clarinetto.

Voliera.
 Il flauto traverso esegue una melodia velocissima che imita lo svolazzare degli uccelli nella grande gabbia.

Pianisti.
 Ecco la poesia dalla quale in musicista ha tratto ispirazione per descrivere questi “animali”:
Di tutte le bestie il pianista è il peggiore
specie e suona a tutte le ore,
se poi lo fa in modo infame
nessuno gli toglie il nome del… cane.

Tanti principianti (e non) perdono il loro tempo ad eseguire noiosissimi esercizi tecnici: il famosissimo Hanon che pretende di insegnare a suonare il pianoforte con 60 esercizi! la parodia di alcuni di questi esercizi costituisce il materiale del brano.

Fossili.  
I fossili non sono solo i resti preistorici, secondo Saint Saëns, sono  i critici musicali che, per colpa della loro mentalità antiquata, dimostrano di non capire le nuove tendenze della musica.
In questo brano il musicista prende in giro i critici musicali utilizzando quattro motivi:                                      
* La “danza Macabra”, poema sinfonico scritto dallo stesso Saint Saëns nel quale viene descritta la danza di alcuni scheletri sopra le    tombe di un cimitero. Il tema è suonato dallo xilofono.
* La “canzonetta”, una melodia popolare francese utilizzata anche da Mozart (tema e 12 variazioni);
* “Au clair de la lune”, una canzoncina francese molto conosciuta;
* Una celebre aria tratta dall’opera “Il barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini.


Il cigno.
 Il cigno è senza dubbio il più conosciuto tra brani composti da Saint Saëns.
La bellissima melodia che lo rappresenta, eseguita dal violoncello, viene anche utilizzata come accompagnamento musicale nel balletto “La morte del cigno”.

Finale.
 Preceduto da una breve introduzione, il finale si presenta come un allegro rondò che conclude in allegria questa fantasia zoologica.
Saint Saëns utilizza un nuovo tema suonato dall’ottavino e dal clarinetto.
Nel finale sono riproposti alcuni temi di brani già ascoltati precedentemente, lo schema è il seguente:
Tema del finale, Emioni, Tema del finale, Galli e galline, Canguri e personaggi dalle orecchie lunghe.





HANSEL E GRETEL

Commedia fiabesca in tre quadri di Adelheid Wette
Musica di Engelbert Humperdinck


Engelbert Humperdinck
Nacque il 1° settembre 1854 a Siegburg in Renania. La madre, Geltrude Hartmann, amante della musica e dotata di una voce formidabile infuse la passione della musica al figlio. Già  tredicenne tentava di comporre i primi Lieder. non si dedicò molto alla musica, scelse di laurearsi in architettura. Viaggiò in Italia dove incontrò Wagner, che gli chiese di collaborare alla messa in scena di Parsifal a Bayreuth. Fu l'incontro fondamentale per la sua carriera. Qui, conosce anche Liszt. Nel 1884 è nominato direttore d'orchestra al teatro civico di Colonia. Nel 1892 insegna pianoforte a Francoforte sul Meno. Compone Hansel e Gretel  e I figli del re, quest'ultimo ebbe minore successo. Ancora minor successo ebbe Rosaspina dopo la quale decise di cimentarsi nel comico Il matrimonio senza volontà , diretto da Richard Strauss all'Opernhaus di Berlino nel 1905. Compose un piccolo melodramma, Sogno della notte di Natale, la pantomima Il miracolo, l'opera La vivandiera e l'opera comica Gaudeamus. Muore a Neu Sterlitz nel 1921.

Nascita dell' opera
Humperdinck realizzò la partitura sulla storia di Hansel e Gretel basandosi non sulla favola popolare dei fratelli Grimm ma su una versione di Ludwig Bechstein (1845) che, a differenza dei Grimm, si prendeva l'autonomia di ampliare le parti che si prestavano a una elaborazione della descrizione realistica. Non era estraneo al testo di Bechstein un pizzico di denuncia sociale delle condizioni delle classi meno agiate, letterariamente molto di moda.
Nel 1890 Humperdinck iniziò a lavorare alla stesura dell'opera e sua sorella lavorò al testo eliminando le parti più crudamente realistiche e aggiungendo le figure magiche di Sabbiolino e Rugiadino. Il debutto avvenne il 23 dicembre 1893 al teatro di corte di Weimar, con la direzione di Richard Strauss.







Pierino e il lupo
Favola musicale per voce recitante e orchestra
di Sergej Prokofiev


Sergej Prokofiev
Nasce il 23 Aprile dell'anno 1891 a Sontsovka in Ucraina..
Inizia gli studi pianistici con la madre. A cinque anni scrive la sua prima composizione.
Nella primavera del 1906 Sergej e la madre si trasferiscono a San Pietroburgo dove Prokofiev inizia a frequentare il Conservatorio.
A 17 anni tiene il suo primo concerto a San Pietroburgo in una delle "Serate di Musica Contemporanea".
A 22 anni si diploma al Conservatorio di San Pietroburgo.
Tra il 1918 e il 1933 viaggia molto in Europa e in America, tenendo numerosi concerti per pianoforte.
Dopo il 1933, trasferitosi definitivamente in Russia, si dedica alla composizione.
La sua vasta produzione comprende circa 130 composizioni, tra le quali ricordiamo:
·         Sette sinfonie;
·         Otto opere teatrali (famose L’amore delle tre melarance, L’angelo di fuoco e Guerra e pace);
·         Sette balleti;
·         Colonne sonore di film (tra cui Aleksandr Nevski e Ivan il terribile del regista Eisenstein);
·         La fiaba musicale Pierino e il lupo.
Prokofiev muore a Mosca il 5 marzo 1953.


Trama.
Una mattina assolata e tranquilla  Pierino, appena alzato decide di uscire da casa per passeggiare sul prato
attiguo alla sua abitazione. Anche un’ anatra segue il bambino. Allegramente un uccellino suo amico,
lo salutò e gli andò incontro.
L’anatra decise di fare una nuotatina nello stagno e l’uccellino iniziò a prenderla in giro
perchè invece di volare nuotava. Mentre i due litigavano quatto, quatto arrivò un gatto.
"Attenti!!" grida Pierino e... l'uccellino volò svelto sull'albero, mentre l'anatra continuò a nuotare
nel centro dello stagno.
Arrivò il nonno  furioso perché Pierino aveva disobbedito. Il prato è pericoloso, c'è il lupo nella foresta.
Il nonno prese per il braccio il bambino e lo trascinò verso casa.
Pierino non ha paura del lupo e infatti aspetta dietro al cancello di avvistare l'animale famelico.
Ecco il  lupo! Il gatto scappa sull'albero. L’uccellino vola via, ma... l'anatra, stupidamente,
esce dall'acqua e si mette a correre sul prato. Il lupo più veloce di lei, la raggiunge e la mangia in un boccone.
Pierino, da dietro il cancello, attentamente osservata la scena, corre in casa, prende una corda,
si arrampica sul muro  e si arrampica sull'albero.
L’uccellino inizia a volare vicino al muso del lupo, facendolo innervosire e Pierino,
con la corda fa un nodo scorsoio e lo cala giù dall'albero.
Dopo molti tentativi riesce ad afferrare la coda del lupo e lo appende all’albero come un salame.
Dalla foresta arrivano i  cacciatori che sparano all’impazzata.
È tutto il giorno che cercano il lupo ma non lo trovano. Pierino li chiama e fa vedere loro l’animale ricercato.
Non credono ai loro occhi. Legano le zampe del lupo e con una marcia trionfale tutti i personaggi
si incamminano per portare il lupo allo zoo.



Struttura.
Questa composizione è una “favola musicale”. Il protagonista principale è Pierino, un bambino curioso e testardo che riesce a catturare il lupo cattivo.
Ogni personaggio è rappresentato da un tema musicale suonato da strumenti diversi.
Una voce recitante narra la fiaba mentre gli strumenti riproducono i personaggi.
Gli strumenti:
o Flauto traverso= l’uccellino
o Clarinetto= il gatto
o Timpani= gli spari dei fucili
o Archi (violino, viola, violoncello, contrabbasso)= Pierino
o Fagotto= il nonno
o Oboe=L’anatra
o Corni= il lupo




BABAR L'ELEFANTINO

Francis Poulenc
Nacque a Parigi il 7 gennaio 1899.
Iniziò lo studio del pianoforte con la madre e a 7 anni scrisse le sue prime composizioni.
La sua produzione comprende molti lavori per pianoforte (otto Notturni, Concerto per pianoforte e orchestra in Do minore, Concerto in Re minore per due pianoforti e orchestra, Suite "Napoli", Sonata per due pianoforti più molti pezzi di carattere neoclassico) e anche una notevole produzione di musica sacra. Altra opera monumentale tra tutti i lavori di Poulenc è il Concerto in Sol minore per organo, orchestra d'archi e timpani che con la sua violenza brutale anticipa il Concerto per organo e orchestra di Paul Hindemith di quasi vent'anni dopo. L'interesse per l'antico di Poulenc culmina nel Concert Champêtre, per clavicembalo e orchestra, (1927–1928), una delle prime riprese del clavicembalo in concerto insieme al Concerto per clavicembalo e orchestra di Manuel De Falla.
Fu membro del Gruppo dei Sei. Morì il 30 gennaio 1963 nella sua città natale: Parigi.
Negli anni 40 musicò la storia di Babar. La storia di Cécile Sabouraud, pianista e insegnante di musica, moglie dell' illustratore francese Jean de Brunhoff, diventò una favola musicale per voce recitante e pianoforte. Babar nacque una sera d' estate del 1930 quando Cecile, per alleviare il mal di pancia di uno dei suoi bambini. i bambini raccontarono la storia al padre. Quest'ultimo essendo un pittore realizzò le illustrazioni, creando per i soli figli quello che è considerato il primo album illustrato per ragazzi. Lucien Vogel, suo cognato, direttore delle edizioni Jardin des Modes, se ne innamorò e, nel 1931, lo pubblicò.


LA STORIA.
Nella grande foresta è nato un elefantino. Si chiama Babar. La mamma lo ama molto.
Per addormentarlo, lo culla col suo naso a tromba, cantando dolcemente.
Babar è cresciuto. Ora gioca con gli altri elefanti bambini. È uno dei più carini. Si
diverte a scavare la sabbia con una conchiglia.
Babar passeggia tutto felice dietro alla coda della mamma.
A un tratto un perfido cacciatore nascosto dietro un cespuglio spara su di loro.
Il cacciatore ha ucciso la mamma.
Da questo momento  la vita di Babar cambierà scappa dalla foresta e si ritrova in città.
Dopo un po' di anni, l'elefantino capirà che la città non è posto per lui e tornerà nella foresta.




IL FLAUTO MAGICO
(musica di W. A. Mozart)



C'era una volta un regno in cui viveva la regina della notte e la principessa Pamina. Elle vivevano in un tempio egiziano. Erano tranquille sino a quando uno stregone di nome Sarastro rapì la principessa. Un giorno da lontano sopraggiunse correndo e urlando Tamino inseguito da un enorme serpente. Sopraffatto dalla paura, Tamino svenne.

Si aprirono le porte del tempio e uscirono tre damigelle che ammazzarono il serpente, videro Tamino e in fretta si allontanarono per avvertire Astrifiammante, regina della notte.

Tamino, ripresi i sensi vede il serpente morto. Vicino a lui c’è Papageno, vestito di piume, che suona un piccolo flauto.

Papageno dice che è stato lui ad ammazzare il serpente, ma le tre damigelle furiose gli chiudono la bocca con un lucchetto d’oro. Ora Papageno non può parlare e le fanciulle mostrano a Tamino il ritratto della figlia della regina della notte, Pamina, che è stata rapita da Sarastro. Tamino si innamora della foto e vuole salvarla.

Appare la regina della notte in un fracasso di tuoni e si lamenta della perdita di sua figlia, ordina a  Tamino di salvare Pamina.                          

Le damigelle allora danno a Tamino un flauto d’oro, dotato di poteri magici, liberano Papageno dal lucchetto e gli ordinano di seguire Tamino fino al castello di Sarastro; anche a lui consegnano uno strumento magico, un carillon. Si incamminano e arrivano a palazzo. Papageno riesce a trovare Pamina. Scappano ma dopo poco Sarastro li ritrova. Lo stregone Sarastro apre una gara: chi riuscirà a superare prove orribili avrà in sposa Pamina. Tamino si iscrive subito alla gara e dopo tanti ostacoli riesce a vincere e finalmente a sposare la sua Pamina. Lo stregone è sconfitto e ancora una volta l’amore trionfa.




TURANDOT
(L’OPERA DI UNA VITA)
musicata da N. Puccini, lasciata incompiuta e terminata da Franco Alfano.                                     

C'era una volta un Imperatore della Cina che aveva una figliola di nome Turandot. Ella era bellissima, ma crudele ed orgogliosa. Molti principi erano venuti da ogni parte del mondo per chiederla in sposa, e lei li aveva rifiutati tutti, non ritenendone alcuno degno di lei. L'Imperatore, che si sentiva diventare vecchio,voleva assicurare un erede al trono e, disperato per i capricci della figlia, la pregava continuamente di mettere giudizio e di scegliersi uno sposo fra gli illustri pretendenti che ogni giorno affluivano alla reggia.  Allora la principessa pubblicò un bando in cui dichiarava che, a ogni principe che si fosse presentato per chiedere la sua mano, ella avrebbe proposto tre enigmi. Se questi fosse riuscito a spiegarli sarebbe diventato suo sposo; diversamente sarebbe stato condannato a morte. Nonostante questa terribile condizione, i principi continuarono ad accorrere in Cina, attratti dalla bellezza di Turandot, e per lei affrontavano la crudele pena. Ma tanti ne erano giunti e tanti furono messi a morte, poiché nessuno riusciva a sciogliere gli indovinelli. Un giorno si presentò alla reggia un bellissimo cavaliere,che dichiarò di essere un principe di nobile lignaggio, ma non volle dire il suo nome. Egli era venuto per sottoporsi alla prova fatale. Fu perciò fatto entrare in un immenso salone in cui stava seduta su un altissimo trono Turandot, in tutto il fulgore della sua bellezza; e presso di lei erano otto famosi sapienti del regno.  La principessa sottopose allo sconosciuto i tre indovinelli... e, con gran stupore di tutti i presenti, questi senza esitare li spiegò uno dopo l'altro. La fiera fanciulla rimase umiliata per tale sconfitta e, il giovane, avendo pietà di lei le disse:"Non voglio Turandot, che i tuoi bellissimi occhi si inumidiscano di lacrime per causa mia; ti offrirò una rivincita. Se entro domani mattina tu riuscirai a sapere il mio nome, sarai sciolta dalla promessa di sposarmi. Io ne morirò dal dolore, ma tu sarai libera." Per tutta la notte Turandot si diede da fare per scoprire il nome del principe e, promise doni splendidi a chiunque riuscisse a saperlo; ma ahimè tutto ciò fu invano, nessuno riuscì a scoprire nulla.Già spuntava l'alba e ancora la fanciulla non era riuscita a conoscere il nome di quell'uomo, quando si presentò a lei, ansimante per la corsa fatta,una damigella della sua corte,  la quale, essendo penetrata furtivamente nella stanza dove il principe dormiva,lo aveva sentito mormorare nel sonno il proprio nome. "E' il principe Calaf, figlio del re Timur, mia principessa" disse la ragazza. Turandot, che senza confessarlo si era invaghita del giovane sconosciuto, non fu al primo momento molto contenta di questa rivelazione, ma presto il suo orgoglio trionfò sull'altro sentimento e si recò nel salone dove, di fronte agli otto sapienti e a tutta la Corte, rivelò esulante il nome dello straniero. Ma poi, vedendo sul viso di questi rispecchiarsi un'angoscia profonda, il suo orgoglio e la sua crudeltà caddero, e, commossa scese dall'altissimo trono, tese la mano al principe che, pallido come la morte, si era inginocchiato a terra quasi non avesse più la forza di sorreggersi ed acconsentì a sposarlo. Le nozze furono celebrate da lì a pochi giorni in forma grandiosa, e gli sposi furono felici per tutta la loro vita.





LO SCHIACCIANOCI
(balletto)

Lo Schiaccianoci è un balletto musicato da Pëtr Il'ič Čajkovskij, il quale seguì minuziosamente le indicazioni del coreografo Marius Petipa e, in seguito, del successore Lev Ivanov.
Il balletto fu commissionato dal direttore dei Teatri Imperiali Russi, Ivan Aleksandrovič Vsevoložskij.
La storia deriva dal racconto Schiaccianoci e il re dei topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann .


Trama

 
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