Evoluzione della notazione musicale - Il Pianoforte

La musica può cambiare il mondo (L. V. Beethoven)
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Evoluzione della notazione musicale

Storia della Musica



La scrittura musicale ha una funzione importantissima: fissa l'altezza assoluta dei suoni e le loro durate.
Nel medioevo l'esigenza di avere una scrittura musicale, come la intendiamo oggi, si rivelò relativamente tardi.
Il canto gregoriano nasceva spontanenamente dalla parola del testo sacro, la struttura melodica era suggerita dalle parole dei canti da intonare e l'altezza e la durata erano determinati dall'intonazione del testo sacro.
Ad interessarsi del problema furono i teorici che volevano stabilire un rapporto tra la musica latina e quella greca.
Severino Boezio fu il primo trattatista del medioevo che impiegò le lettere dalla A alla P per indicare i punti di suddivisione del monocordo di Pitagora.
La notazione si definì con Oddone da Cluny il quale applicò le lettere dell'alfabeto al sistema perfetto dei greci. Tale notazione è ancora usata nei paesi anglosassoni.


La scrittura più importante fu la notazione neumatica, nella quale ci sono pervenuti i canti del repertorio liturgico.
i neumi sono dei segni grafici, posti sulle sillabe del testo, senza nessuna linea che ne fissi l'altezza (per questo sono detti neumi in campo aperto).
Tra i sec. VII-IX, la rapida diffusione del canto gregoriano favorì la notazione neumatica. Il valore di questa scrittura era mnemonico, ciè serviva per ricordare ai cantori, aiutati dal magister che con i gesti della mano. tale scrittura è definita chironomica.
I neumi fondamentali sono: virga (una nota ascendente), punctum (nota discendente), pes (due note ascendenti), clivis (due note discendenti), scandicus (tre note ascendenti), climacus (tre note discendenti) e porrectus (tre note ascendeti-discendenti). questi neumi erano combinati tra di loro formando gruppi articolati. Ogni scuola europea adottava una sua grafia. Ricordaimo S. Gallo, Chatre, Mets.








Per rendere tutto più semplice si decise di adottare la scrittura neumatica quadrata.

Non è noto chi fu il teorico che tracciò una linea sul testo che tracciava la posizione del fa e più tardi una seconda linea che tracciava la posizione del do. Grazie a queste note si poteva risalire all'intonazione di tutte le altre note.




Intorno all'anno 1000, Guido d'Arezzo sperimenta il tetragramma, quattro linee parallele che possono contenere il ristretto numero di suoni del canto gregoriano.


(Inno a San Giovanni)


Usando il tetragramma, era necessario fissare l'altezza delle note e pertanto si usarono due chiavi:


queste chiavi potevano assumere tre posizioni, in modo che le note potevano rimanere nel tetragramma:




Quanto al ritmo solo nel sec. XII si iniziò a sentire l'esigenza, per due ragioni principali: la nascita dell forme polifoniche e lo sviluppo della monodia popolare.
Si iniziarono ad usare i MODI RITMICI, ripresi dalla tradizione greca, basati sulla combinazine di tempi lunghi e tempi brevi e che dalla metrica greca riprendevano i nomi: trocheo, giambo, dattilo, anapesto, spondeo, tribaico.
A differenza dei modi greci, i modi ritmici latini erano solo ternari, perchè il tre è il simbolo della trinità.

La teoria dei modi ritmici risultava insufficiente e pertanto si svilupperà la notazione mensurale con Francone da Colonia e il suo "Ars Cantus mensurabilis". Il principio di questa notazione è quello di allargare le possibilitàè offerte dalla teoria dei modi ritmici. Oltre alla longa e alla brevis, Francone introdusse altri due valori: la maxima o duplex longa e la semibrevis.




Combinando quattro valori e scomponendoli in due oppure tre più piccoli, era possibile ottenere combinazioni ritmiche maggiori.
La polifonia fu determinante per lo sviluppo della scrittura musicale: nel 1300 in Francia fu introdotta la minima che compare per la prima volta in un trattato di Philippe de Vitry.
Le suddivisioni fondamentali che si potevano ottenere erano principalmente 3:
MODUS: divisione della longa in 3 brevi (modus perfectus)
TEMPUS: divisione della brevis in 3 semibrevis (tempus perfetum) o in 2 brevi (tempus imperfectum)
PROLATIO: divisione della semibrevis in 3 minime (prolatio major) o in 2 minime (prolatio minor).

Ci sono delle considerazioni da fare: le suddivisioni ternarie erano ritenute perfette mentre quelle binarie imperfette. Inoltre, la notazione antica era mensurale ma non isometrica, cioè non conosceva le battute concepite come ugulai per numero di movimenti.



Dopo il 1450 si perse l'abitudine di annerire le note: si segnanvano solo i contorni. Questa notazione è detta bianca. Tale sistema rimane invariato fino al 1600 quando con la nascita della stampa musicale e dell'incisione, le note diventano rotonde e spariscono le legature che caratterizzano la notazione quadrata. Nascono le nostre moderne forme musicali.



Il pentagramma è figlio del Rinascimento, rimasto invariato fino ai nostri giorni, e dobbiamo la sua adozione al grande teorico Gioseffo Zarlino.
Anche le Chiavi utilizzate da Guido d'Arezzo hanno subito delle modifiche nel corso dei secoli:





Di paripasso allo sviluppo della scrittura occidentale si sono sviluppate quelle indiane, cinesi e russe basate essenzialmente sull'uso di lettere degli alfabeti orientali.


A partire dal 1900 si è sviluppata una scrittura non tradizione che adotta nuove grafie: danno indicazioni su formulazioni musicali precise, libere suggestioni visive...
si pensi a E. Brown con "Folio B9", S. Bussotti "Siciliano", J. Cage "Cartridge music", Stockausen "Refrain per tre suonatori"...


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