Il Novecento e ...oggi. - Il Pianoforte

La musica può cambiare il mondo (L. V. Beethoven)
Vai ai contenuti

Menu principale:

Il Novecento e ...oggi.

Storia della Musica


Il Novecento. Questo secolo si apre con una crisi dei valori ottocenteschi. Domina il nazionalismo, l'imperialismo; le industrie hanno fatto passi da gigante e gli operai reclamano i loro diritti, dando vita a una lotta tra proletariato e borghesia capitalistica.
La rivoluzione proletaria in Russia, delle due guerre mondiali, le dittature fascista e nazista, la guerra civile di Spagna: questo è stato il novecento.
La figura dell'artista è cambiata e l'avvento dei mass media ha modificato il mondo musicale. Le prime incisioni su dischi alla fine del 1800, che hanno dominato sino agli anni 90, ha visto l'esposione della musica leggera, pop  rock e jazz. Alla nuova dimensione musicale si è aggiunto il cinema, la radio, la televisione: modi diversi di ascoltare e percepire la musica.
All'inizio di questo secolo Alban Berg (1885-1935), Anton von Webern (1883-1945) e Arnold Schönberg (1874-1951) si fanno portavoce delle nuove tecniche espressive. Schönberg elaborara un sistema musicale totalmente nuovo: la dodecafonia, vale a dire l'utilizzo dei dodici suoni della scala cromatica ordinati in una specifica successione chiamata serie.
In Francia si afferma l'impressionismo, caratterizzato da una musica raffinata e colorata, permeata da sonorità tali da evocare emozioni immediate. Gli esponenti principali furono: Claude Debussy (1862-1918) e Maurice Ravel (1875-1937). In Italia si afferma il Verismo: dalla letteratura di Verga e Capuana, anche l'ambiente musicale di Puccini, Mascagni e Leoncavallo, si fa portavoce dei nuovi ideali: i libretti che raccontano storie reali, ispirate alla vita di tutti i giorni, utilizzando melodie descrittive e "orecchiabili", accessibili a tutti.
In America si afferma l'arte di Gershwing (1898-1937) e Stravinsky (1882-1971). Quest'ultimo il più in vista del '900. Egli volle bandire qualsiasi significato espressivo della musica, vista come pura azione costruttiva simile a quella dell'artigiano. Il ritmo è accentuato, la melodia spezzata e contorta, non tradizionale. Tra le sue opere ricordiamo 'L'uccello di fuoco', 'Petrouucha' e 'La sagra della primavera'.  
Ricordiamo: Sergej Prokof'ev (1891-1953) il quale riteneva che la musica dovesse avere un'autentica funzione sociale. Tra le sue composizioni più popolari: Sinfonia classica, L'amore delle tre melarance, Pierino e il lupo, il poema sinfonico Aleksandr Nevskij, Romeo e Giulietta (balletto). Paul Hindemith (1895-1963) si è rifatto nelle proprie composizioni al grande insegnamento di Bach, mentre Béla Bartók (1881-1945) si è ispirato ai modi e ai ritmi della musica popolare ungherese. Reazioni contrarie ai sistemi ottocenteschi si manifestano nel ritorno a musiche di età barocca: è questa la linea seguita da compositori italiani come Ildebrando Pizzetti (1880-1968), Ottorino Respighi (1879-1936), Gianfrancesco Malipiero (1882-1973).


IL JAZZ. La forma per eccellenza che ha dominato le Americhe è stato il jazz. Il commercio dei neri tra il 1700 e 1800 dall'Africa agli Stati Americani del sud portò la cultura musicale nera nel nuovo  continente, generando il Jazz, tutt'ora in voga.
Agli inizi del 1900 divenne popolare a New Orleans, città della Luisiana. le prime bands erano formate da una sezione melodica (cornetta, clarinetto e trombone) e da una ritmica (banjo, chitarra e bassotuba). Le formazioni agli inizi erano prevalentemente nere, dopo i bianchi iniziarono a ad apprezzare questa musica e a farla, tant'è vero che molti bianchi dichiaravano di avere origini africane. L'intento delle persone di colore era proprio questo: dimostrare che anche loro sapevano fare qualcosa di buono.
Le prime incisioni di Jazz si hanno nel 1913. I maggiori solisti jazz furono: Bessie Smith, grande interprete di blues, Louis Armstrong, cornettista-trombettista, Sidney Bechet, clarinettista-sassofonista, il pianista Duke Ellington. Negli anni Trenta predominò un nuovo genere, lo swing, caratterizzato da anticipazioni e ritardi nel ritmo. Glenn Miller portò il jazz a livello di piacevole consumo e la musica leggera di tutto il mondo assunse il ritmo del jazz. Dopo la seconda guerra mondiale, tra i neri nasce il genere be-bop, un linguaggio musicale di protesta: ricordiamo il sassofonista Charlie Parker e il trombettista Dizzy Gillespie e la potenza ritmica e sonora l'orchestra del vibrafonista Lionel Hampton; il cool jazz: un ritmo più pacato. Negli anni Cinquanta, l'hard bop, con sonorità accese e ritmi accentuati trovò la sua voce nella tromba di Miles Davis. Alla fine degli anni Cinquanta la nuova coscienza politica tra la popolazione nero-americana e i problemi razziali danno vita al free jazz (jazz libero) di Ornette Coleman, dove "libero" significa la volontà di liberarsi delle esperienze jazzistiche precedenti e affermare una cultura nera indipendente dalla cultura bianca; è caratterizzato dalla musica di Max Roach, batterista, e da quella di Charles Mingus, contrabbassista e compositore. Dagli anni Settanta il jazz subisce le influenze del rock e delle nuove tecniche elettroniche.
Negli ultimi anni si tende a ritornare alle origini del Jazz. Bollani è l'esponente più in vista in Italia.


LA MUSICA CONTEMPORANEA
Le proposte della musica contemporanea sono varie, comunque possiamo riassumerle in tre forme:

  • Musica aleatoria. Musica basata sulla casualità e sull'improvvisazione. La partitura non è un o spartito ma un grafico d'improvvisazione. Rappresentanti di questa tendenza sono l'americano John Cage, l'argentino Mauricio Kagel e, in alcuni casi, l'italiano Silvano Bussotti

  • Musica seriale: molto simile alla dodecafonica. Si fissa una serie di parametri che si ripetono in successione, non si debbono ripetere i suoni, in queste ricerche si punta alla continua variazione della dinamica, dell'intensità, del timbro, del ritmo. In questa direzione hanno lavorato e lavorano alcuni compositori: il tedesco Karlheinz Stockhausen, il francese Pierre Boulez, il belga Henri Pousser e, in parte, l'italiano Luciano Berio;

  • Musica di stampo 'classico': L'italiano Luigi Nono, l'ungherese György Ligeti o il polacco Krzystof Penderecki hanno voluto conservare un rapporto con il pubblico e mantenere un contenuto espressivo alla musica.


Le esperienze elencate usano le strumentazioni elettroniche. Questa tendenza è iniziata con la musica concreta. I musicisti dediti a questo "genere" si propongono di utilizzare suoni di varia natura (ambientali e uso di oggetti), incidendoli su un supporto magnetico e elaborandoli con il computer. Si possono ottenere impasti timbrici e atmosfere sonore straordinari, assolutamente non riproducibili con un'orchestra tradizionale. La musica elettronica ha largo impiego attualmente nelle colonne sonore cinematografiche e televisive e nelle canzoni di musica leggera, pop, rock...
A tal proposito cito un articolo di Stefania Aleni, pubblicato da "Viva Musica" di luglio 2009 intitolato: L'informatica si fa
musicale, in cui si fa riferimento al corso di laurea in Scienze e tecnologia della comunicazione musicale, un ramo della Facoltà di che  Scienze Matematiche, fisiche e naturali  di Milano che consiste nel rendere la musica digitale. Sono riusciti ad ottenere la standadizzazione a livello mondiale dell'informazione musicale a più strati: strutture musicali, la partitura in forma grafica e astratta, l'audio, il timbro...     Il nuovo corso sarà basato sulle tecnologie musicali e sarà un ramo della facoltà di Informatica.


Tra i compositori e musicisti italiani dell'ultimo periodo cito:
GIOVANNI ALLEVI (1969) La sua produzione presenta una matrice pop. Molto orecchiabile e rivolta a tutti, la sua musica è molto semplice come struttura, non presenta difficoltà tecniche particolari. Molti dei suoi brani vengono usati come colonne sonore di pubblicità.
BOLLANI (1972) Pianista jazzista molto apprezzato dal pubblico italiano e internazionale. Ha esordito in televisione, ultimamente presente nello spot dell'acqua Brio blu. Le sue incisioni sono molto travolgenti. personalmente ho particolarmente apprezzato l'esecuzione alla Scala Di Milano della Rapsody in Blu di Gerswing. Ha un tocco brillante e incisivo, tipico del pianista jazz.  
REMO VINCIGUERRA (1956) Compositore per la didattica jazzistica e pop. Suonare News l'ha definito "il Beyer del 1900...".







Torna ai contenuti | Torna al menu