Dal Classicismo al Romanticismo - Il Pianoforte

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Storia della Musica



Wolfgang Amadeus Mozart
(1756-1791). E' considerato il rappresentante più geniale della seconda metà del Settecento e certo una delle maggiori personalità della musica occidentale. Egli ha saputo unificare le esperienze più diverse, dimostrandosi sensibile soprattutto all'influenza della scuola italiana. Pronto ad accogliere i più diversi contributi, Mozart sa assimilarli e rinnovarli in uno stile in cui domina una squisita perfezione, unita a una segreta malinconia che si farà, col tempo, sempre più struggente e drammatica. Mozart ha scritto, nella sua breve vita, moltissime composizioni, dalle opere teatrali (come Nozze di Figaro, Don Giovanni, Flauto magico) alle sinfonie, dalle musiche per danza ai quartetti, dalla musica sacra alle sonate e concerti per pianoforte e per violino.



L'età classico-romantica. Il Classicismo è dominato dall'ordine logico, che di fatto aveva escluso dall'opera seria ogni intrusione buffa, il comico deve trovare una propria forma di espressione. Nasce l'opera buffa. I più alti rappresentanti sono: Pergolesi, Paisiello, Cimarosa e più tardi in Gioacchino Rossini (1792-1868) di cui ricordiamo: Il Barbiere di Siviglia, Guglielmo Tell, La gazza ladra, Cenerentola, L'Italiana in Algeri, Mosè, Il viaggio a Reims. Contrariamente a quanto succede negli altri Paesi europei, in Italia il passaggio fra Classicismo e Romanticismo non avviene in modo secco e definito. Pionieri di questa rivoluzione sono Cherubini e Clementi, che approfondisce in maniera sensazionale le capacità  espressive del pianoforte, strumento principe del Romanticismo.  


La rivoluzione di Beethoven. Erede del classicismo viennese di Haydn e Mozart, fu Ludvig Van Beethoven (1770-1827)egli è allo stesso tempo l'interprete appassionato di un'epoca di cambiamenti e di tensioni. I due motivi fondamentali che Beethoven esprime nella sua musica sono il dolore della vita e la tensione eroica intesa a superarlo. Di qui l'aspetto drammatico che si riscontra in tante sue composizioni. Le innovazioni beethoveniane, non solo tecniche ma anche stilistiche, concludono e completano un'evoluzione che vede la musica, nella fattispecie la sinfonia, diventare l'espressione più elevata di un rapporto, quello fra musicista e uomo, ricco di contrasti e armonie. Ricordiamo il celebre 'Inno alla Gioia, finale corale della nona sinfonia: soprattutto un grandissimo messaggio di pace e di fratellanza; con tale composizione Beethoven volle formulare un aperto invito alla fratellanza universale: e proprio per rendere tale messaggio il più chiaro possibile egli decise di far cantare nel finale un testo del poeta tedesco a lui contemporaneo, Friedrich von Schiller. L'ode "An die Freude (Alla Gioia)" è una lirica nella quale la gioia è intesa non certo come semplice spensieratezza e allegria, ma come risultato a cui l'uomo giunge quando si libera dal male, dall'odio e dalla cattiveria. Proprio per questa esortazione alla fraterna amicizia, la melodia su cui viene intonato questo Inno alla gioia, è stata adottata come "Inno europeo".
E' stato proclamato dal Consiglio d'Europa nel 1972 e viene utilizzato dall'Unione europea dal 1986.   



La musica nell'Ottocento.
Il Romanticismo. Con Beethoven termina l'età  classica, e si apre un nuovo periodo dell'arte musicale, che partecipa agli ideali e allo spirito del Romanticismo. Il musicista, si libera della sudditanza nei confronti dei munifici signori, e conquista quella libertà  che è uno dei segni distintivi dell'arte moderna. La musica sinfonica e da camera rimangono patrimonio dei ceti elevati, la musica operistica attira a sè grandi masse popolari. Il melodramma diviene, specie in Italia, la forma di spettacolo più diffusa e più amata (ricordiamo Gaetano Donizetti (1797-1848), Vincenzo Bellini (1801-1835)). Nell'Ottocento si moltiplicano inoltre i luoghi di divertimento (sale da ballo, cafè chantant) in cui la musica interviene con le funzioni meno impegnative di divertire e di accompagnare la danza. La musica "leggera" diviene un fenomeno pubblico e commerciale, che avrà  ancor più rilevanza nel Novecento, anche per la progressiva funzione che assumeranno nel secolo XX la radio e la televisione.                           Ricordiamo alcuni compositori di questo periodo: Franz Schubert (1797-1828); Robert Schumann (1810-1856); Niccolò Paganini (1782-1840), considerato il più grande violinista di tutti i tempi; Fryderyk Chopin (1810-1849): Ricca di fantasia melodica e di originalità  armonica e costruttiva, la sua musica ha dato un contributo essenziale all'affermazione del pianoforte quale strumento di espressione poetica; Franz Liszt (1811-1886) che ha dato un importante contributo allo sviluppo tecnico del pianoforte; Johannes Brahms (1833-1897) fu per alcuni anni allievo di Schumann; Cajkovskij (1840-1893), uno dei più grandi compositori di musica strumentale dell'Ottocento: ricordiamo "lo schiaccianoci" e "il lago dei cigni"; e molti altri.
Lo strumento principe di questo secolo fu il Pianoforte.



La rivoluzione romantica: Verdi e Wagner. Verso la seconda metà  dell'Ottocento la musica ruota attorno a due musicisti: Giuseppe Verdi e di Richard Wagner (1813-1883). Il primo, tradizionalista, affida alla musica il compito di evidenziare i sentimenti dei protagonisti delle sue opere, ispirate a soggetti diversi per epoca e ambiente. Il secondo invece, nella duplice veste di compositore e librettista, rivoluziona l'opera ispirandosi a soggetti del Medioevo tedesco, in cui si nota il nazionalismo.



Il tardo Romanticismo. La musica acquista una valenza ricreativa, soprattutto a Vienna dove, quasi a compensare il tangibile declino politico e sociale del paese, nascono le distrazioni dell'operetta e del valzer. Nello stesso periodo in Russia compositori quali Balakirev, Cui, Borodin, il già  citato Musorgskij e Rimskij-Korsakov (il cosiddetto "Gruppo dei Cinque") fondano una scuola musicale nazionale con cui si conclude il processo di assimilazione della cultura occidentale iniziato in pieno periodo romantico.

 
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