Curiosità - Il Pianoforte

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Il Pianoforte



LE ORIGINI


Se andiamo indietro nel tempo, possiamo affermare che il nostro strumento derivi dal monocordo di Pitagora, ideato per studiare le leggi dei corpi vibranti. Al monocordo (cioè una corda), si aggiunsero altre corde, determinando la nascita di molti strumenti, tra i quali la sambyke, un tipo di arpa greca, arrivato successivamente in Italia e che prese il nome di salterio.
Il salterio visse fino al II° sec. d.C., si suonava con il dito oppure con l'ausilio del plettro e comprendeva 35 corde.
Una immagine storica è quella del "trionfo della morte"
dell'Orcagna a Pisa: il salterio è raffigurato con corde a gruppi di tre (come avviene nei nostri pianoforti).
Quando agli strumenti sia stata applicata la tastiera non è noto. Sicuramente la prima tastiera fu applicata all'organo (esistono testimonianze risalenti al 50 a. C.).
Le prime tastiere avevano i tasti molto larghi e lunghi: non si usavano le dita ma i pugni.
Come afferma Casella nel suo libro "Il Pianoforte: "l'organo di Winchester, nel 951 e quello della cattedrale do Magdeburgo nell'XI sec, avevano i tasti lunghi m. 1,78 e larghi dai 14 ai 16 cm".
L'applicazione della tastiera al salterio, avvenne intorno al 1300. Dapprima i tasti azionavano dei plettri (che si muovevano dal basso verso l'alto) e successivamente, per migliorarne il suono, dei "becchi" formati da penne di corvo.
Dal salterio derivarono molti strumenti a corde e a tastiera, tra i quali: la spinetta, il virginale, il timpanon, il clavicordo e il clavicembalo.
La spinetta
aveva varie forme: quadrata, pentagonale, triangolare... La sua forna permetteva di ottenere la lunghezza diversa delle corde. Il funzionamento era a "becco di penna".  Lo stesso strumento in Inghilterra era chiamato virginale.  
Il Tympanon è uno strumento che funzionava come uno xilofono, vale a dire che le corde erano colpite con delle bacchette di legno bilanciate. Per avere un'idea, cliccate qui.

Il clavicordo, sicuramente è l'antenato del nostro pianoforte.  
Alcuni confondono ilclavicordo
con il clavicembalo: nel clavicordo le corde sono percosse, nel clavicembalo pizzicate. Il suono prodotto è differente.






Il pianoforte fu ideato dal cembalaro padovano Bartolomeo Cristofori per ordine del Principe Ferdinando de' Medici. Il primo esemplare è conservato presso la Michigan University ad Ann Arbor e porta la data del 1702.
Nel 1711 fu minuziosamente descritto da Scipione Maffei nel "Giornale dei letterati" e successivamente nel 1719 nelle sue "Rime e Prose".
Questa pubblicazione fece conoscere anche alle altre nazioni l'invenzione del Cristofori, suggerendo ai tedeschi (che hanno cercato di accollarsi la fama di primi fabbricatori di pianoforte) Schroter e Silbermann di fabbricare strumenti simili.
Silbermann, nel 1726, iniziò la costruzione di pianoforti che presentò a J. S. Bach, poco entusiasta della debolezza dei suoni acuti e della pesantezza della tastiera.
Il giudizio severo di Bach indusse il Silbermann a non fabbricare più pianoforti per anni, ma comunque di fabbricarne in segreto per perfezionare la meccanica e rimetterli in commercio vent'anni dopo.
Il 7 maggio 1747 nel castello di Federico il Grande a Potsdam, J.S. Bach suonò uno strumento del Silbermann e ne rimase soddisfatto dei miglioramenti apportati (anche se in vita sua rimase fedele al clavicembalo e non ne comprò mai uno, al contrario di suo figlio C. Emmanuel che ne possedeva un bellissimo esemplare).

I primi pianoforti erano "gracili": l'intelaiatura era di legno, le corde sottili e poco robuste e la meccanica interna altrettanto. Per questo motivo agli inizi lo strumento non venne accettato. Il clavicembalo era uno strumento consolidato e duro a morire:  rimase indisturbato fino alla fine del 1700.
Haydn, Mozart  e Beethoven dedicarono varie composizioni al nuovo strumento. In particolare, Beethoven contribuì allo sviluppo del "fortepiano" dando consigli utili ai costruttori relativi alla robustezza del telaio e alle meccanica.

Erard contribuì col brevetto del doppio scappamento, successivamente si inserirono due pedali e l'estensione passò da 5 a sei ottave.

Nella seconda metà del secolo XIX°, per la prima volta fu costruito il pianoforte a coda da concerto ad opera della ditta Steinway & Sons di New York, le cui caratteristiche furono: telaio metallico fuso in un unico blocco e sovrapposizione delle corde (detta sovracordatura).
Nel 1870 l’estensione fu portata a sette ottave e mezzo e non ci fu nessun altro cambiamento.

Il Romanticismo fece dello strumento il suo prediletto: Chopin e Listz aiutano il pianoforte a crescere e a toccare le vette più alte. Dopo il Romanticismo il pianoforte (rinforzato nel telaio e meccanica) trova altri grandi musicisti che lo allevano e lo portano a compiere imprese eccezionali: Debussy e Ravel, Scriabin e Rachmaninov, Busoni e Godowsky...
Ancora oggi, il pianoforte è lo strumento principe e nonostante la nascita del pianoforti elettrici, troneggia indisturbato.


IL PIANOFORTE VERTICALE (O A MURO)
Nel 1739 fu ideato e costruito il primo pianoforte verticale da Domenico Del Mela, un sacerdote fiorentino.
Nel 1800 l'inglese Isaac Hawkins vuole "rubare" l'invenzione del Mela, depositando il brevetto del "portable gran pianoforte", tentativo smascherato da Cesare Ponsicchi che per caso scoprì a Gagliano lo strumento costruito dal sacerdote.


E' dunque italiana l'invezione del Pianoforte, a tutto tondo.

Le grandi Marche italiane esistenti attualmente sono: Fazioli, Borgato, Clement, Schulze Pollmann e Steinbach.
Non hanno nulla da invidiare alle altre case costruttrici straniere, soprattutto a quelle tedesche che per tanti anni hanno detenuto il primato. I materiali utilizzati sono ottimi e la lavorazione altrettanto.


Propongo alcuni link:

Storia dei Conservatori


I pianoforti romantici


La letteratura musicale contemporanea


Le edizioni dei classici


A.I.A.R.P.
: Associazione Italiana Accordatori Riparatori Pianoforti

Ciresa
:  le famose tavole armoniche in abete rosso della val di Fiemme

Promart
: Promozione degli eventi musicali in Italia

 
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